INPS, cosa spetta ai familiari di un disabile defunto. Una legge che in pochi conoscono, ma che riveste un grande rilievo.
Le condizioni di vita di un disabile spesso conducono alla necessità di richiedere dei sostegni e dei contributi economici. In questo in modo, chi non dispone di tutte la capacità per svolgere un’attività lavorativa può godere di un’entrata sicura sulla quale fare affidamento. Questa opportunità varia a seconda della persona interessata.

Infatti le prestazioni che nel nostro paese sono destinate a persone con capacità lavorativa ridotta o assente sono diverse. A volte capita di confondere queste prestazioni e misura, ma la loro natura e i soggetti che ne sono coinvolti sono diversi e non possono essere sovrapposte. La distinzione è importante perché da questo dipendono anche i diritti dei familiari, dopo la morte dell’assistito.
Cosa succede dopo la morte della persona invalida
La distinzione cui si faceva riferimento è quella relativa a due misure diverse da non confondere. Si parla infatti di inabilità al lavoro che corrisponde all’invalidità al 100 per cento, una condizione nella quale una persona non è in grado di svolgere nessuna attività lavorativa. Da questa situazione scaturiscono due prestazioni distinte.

La prima è la pensione di inabilità previdenziale, spettante a chi a versato una contribuzione sul proprio conto assicurativo INPS. La seconda è la pensione di inabilità civile ed è una forma di assistenza pubblica che dipende dal reddito del richiedente. Dunque due prestazioni molto diverse, una di carattere previdenziale, l’altra invece assistenziale.
Se la prima si determina sulla base dei contributi versati dalla persona, l’altra è connessa allo stato di salute della persona e dal reddito che dichiara. Infatti per la pensione di inabilità occorrono almeno cinque anni di contribuzione totale, dei quali almeno tre nei cinque anni precedenti la domanda. Inoltre l’assicurato deve avere almeno cinque anni di anzianità contributiva.
Insomma si tratta di una pensione di tipo previdenziale con calcolo simile a quello delle altre prestazioni di questo genere. Quindi la pensione di inabilità è reversibile. Cioè alla morte del pensionato, per i familiari è possibile richiedere la pensione di reversibilità all’INPS con le regole valide per le altre misure ai superstiti.
Così le quote di reversibilità variano a seconda dei soggetti interessati, al coniuge da solo spetta il 60 per cento, al coniuge con un figlio l’80 per cento e così via, in riferimento alla soma percepita dal pensionato inabile defunto. La domanda per questa prestazione va presentata online all’INPS, presentando la documentazione richiesta.